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Backup per l’eternità (2)

Qual è il supporto di storage migliore per un’archiviazione a lungo termine? Questa settimana parliamo di HDD, SSD e USB basate su Flash!

Come abbiamo già accennato nel nostro precedente articolo di questa serie, le aziende stanno attualmente affrontando grandi difficoltà in relazione alle modalità di archiviazione dei dati. I big data hanno raggiunto anche le aziende più piccole e i portali online o i dispositivi IoT generano una quantità sempre maggiore di dati. Anche se non sarà necessario conservare tutti questi dati per un lungo periodo, alcuni (in maggior quantità rispetto al passato a causa dell’incremento generale) devono essere archiviati a causa di nuovi o esistenti regolamenti e norme.

Occorre dunque archiviare tutti questi dati aggiuntivi? Qual è il miglior supporto di storage se i dati devono essere archiviati per un lungo periodo? Questa settimana parliamo di dischi rigidi (HDD) e dischi a stato solido (SSD)

Gli HDD e il loro sviluppo nel tempo

Come abbiamo accennato nel primo articolo su questo argomento, il nastro presenta un particolare svantaggio: è un supporto di storage lineare. Ciò significa che è sempre necessario un certo tempo per raggiungere il punto giusto sul nastro in cui sono situati i dati prima che possano essere letti. Questo è il motivo principale per cui sono stati inventati gli hard disk. Per la verità a inventare gli hard disk quasi 62 anni fa fu lo stesso produttore che aveva sviluppato il supporto a nastro nei primi tempi dell’era dei computer: IBM. Introdusse il computer mainframe IBM 305 RAMAC il 14 settembre 1956. Fu il primo computer a essere spedito con la IBM 350 Disk Storage Unit dotata di due hard disk interni. I dischi, tuttavia, erano piuttosto grandi: avevano una dimensione di 24″ ciascuno e ogni disco poteva archiviare solo 4,375 MB in totale. Il computer mainframe non era economico: i clienti dovevano sborsare 3.200 dollari. Ogni mese! Questo perché IBM non vendeva questo prodotto, lo noleggiava. Lo stesso era per gli hard disk: l’archiviazione dei dati su questa prima unità disco rigido commerciale costava altri 750 dollari al mese. Nel 1962, sei anni dopo il System, comparve l’IBM Ramac 1301 e i suoi utenti erano ora in grado di archiviare fino a 28 MB di dati.

Tuttavia, con l’invenzione di dispositivi più piccoli (il Personal Computer) alla fine degli anni settanta del secolo scorso, stava aumentando la necessità di un maggiore spazio storage. Mentre nei primi anni del PC i dati erano in genere archiviati su cassette compatte (assomigliavano a normali audiocassette e contenevano un nastro magnetico su cui archiviare i dati), la situazione cambiò a favore di piccoli hard disk.

Il primo HDD poteva contenere circa 5 MB di dati e fu introdotto da una società che fu in seguito rinominata Seagate Technology nel 1980. Fu l’inizio della storia di successo dell’HDD. Il Seagate ST-506 fu il primo hard disk nel formato da 5,25″ che viene utilizzato ancora oggi. Dal 1980 fino al 1992 lo spazio storage, per esempio in un HDD, crebbe, passando da 5 MB a 2 GB. Oggi gli HDD riempiti con gas elio possono archiviare fino a 14 TB di dati.

Semplicemente, un hard disk è un dispositivo di storage elettromeccanico che utilizza lo storage magnetico per archiviare e recuperare informazioni digitali da uno o più piatti rotanti ricoperti di materiale magnetico. Il materiale ferromagnetico sulla pellicola sottile sopra il piatto cambia la direzione quando viene fornita energia. A quel punto rappresenta un “1” o uno “0” e può essere letto. Tutti questi zero e uno rappresentano un codice binario e uno schema di codifica determina come sono rappresentati i dati utente dalle transizioni magnetiche.

Il vantaggio principale degli hard disk consiste nel fatto che sono diventati piuttosto convenienti e contengono una grande quantità di dati. Con l’introduzione della tecnologia RAID, i dischi rigidi sono utilizzati ancora di più, dato che è ora possibile non solo archiviare i dati in maniera casuale su un insieme di dischi indipendenti, ma anche avere uno o più dischi di ricambio per recuperare i dati in caso di guasto all’HDD.

La maggior parte dei produttori indica una durata di vita stimata di un HDD magnetico di 5 anni. Tuttavia, dipende anche dal suo utilizzo: la maggior parte degli HDD può facilmente archiviare i dati per 10 anni, ma gli utenti dovrebbero verificare frequentemente se i loro dati sono ancora disponibili e privi di errori. Se l’HDD non viene utilizzato di frequente e archivia soltanto i dati, ci sono buone possibilità che i dati siano ancora lì dopo più di 10 anni. Tuttavia, è possibile che i dati possano andare perduti per il fatto che scompare il magnetismo dopo molti, molti anni.

SSD: qual è la differenza?

Gli SSD sono, tuttavia, completamente differenti: consistono solo in chip elettronici su un circuito. In genere un tipico SSD contiene un controller chip e diversi storage chip. Il controller chip controlla come vengono archiviati i dati sullo storage chip. Pertanto questo chip controlla la “logica”. Un’altra differenza consiste nel fatto che gli storage chip durano solo per determinati cicli di lettura e scrittura. Semplicemente, più scrivete, più velocemente si romperà il vostro SSD. Questo è il motivo per cui la maggior parte dei produttori ha implementato tecnologie all’interno degli SSD (controller) chip per distribuire il carico di scrittura dei dati equamente su tutti gli storage chip. Se “solo” uno dei diversi storage chip raggiunge il proprio fine vita potete buttare via l’intero SSD.

Lo stesso vale per le più economiche penne USB che si basano sui NAND Flash chip, abbastanza convenienti. Anche questi durano per un certo periodo di tempo, mentre il loro periodo di vita di lettura/scrittura è generalmente inferiore rispetto agli SSD e dipende da qualità e prezzo.

Possono archiviare i dati fino a 10 anni, se, come detto in precedenza, non vengono utilizzate o se usate solo per la lettura. Potete verificare abbastanza facilmente la durata di vita dei vostri dispositivi utilizzando degli strumenti speciali scaricabili gratuitamente dai siti web di molti produttori.

Anche se entrambi i tipi di dischi possono raggiungere una durata di vita di 10 anni, c’è una grande differenza quando si tratta di recupero dati. Gli hard disk restano a disposizione per molti anni, così come gli strumenti e i processi per il data recovery utilizzati dai fornitori professionisti di servizi di recupero dati. Nel corso degli anni hanno raccolto così tanta conoscenza su come recuperare i dati da un determinato marchio di HDD, che, se è possibile recuperare i dati, essi lo faranno. Con gli SSD, tuttavia, la situazione è differente. Il problema principale in questo caso non è il fatto che la tecnologia è problematica, ma che ogni produttore può acquistare enormi quantità di controller e storage chip diversi, metterli su un piatto e quindi programmare e inserire un “codice di distribuzione” sul controller chip.

Detto questo, è “più semplice” recuperare i dati da un marchio SSD ben noto rispetto a qualche prodotto sconosciuto, per cui talvolta gli strumenti di recovery specializzati potrebbero non funzionare al 100%. Inoltre, non è saggio utilizzare in ogni caso gli SSD per lo storage, per il fatto che sono più costosi rispetto agli HDD, più difficili da recuperare e molto più veloci. Utilizzare gli SSD per lo storage e non esclusivamente per il calcolo è come avere una Ferrari e viaggiare a 30 all’ora.

 

In futuro parleremo dei supporti di storage ottici oltre che del cloud come possibile supporto di storage per un’archiviazione a lungo termine. A presto!

Copyright immagine: Ontrack Data Recovery

 

 

 

 

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