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Backup per l’eternità (4)

Qual è il supporto di storage migliore per un’archiviazione a lungo termine? Questa settimana concludiamo parlando del cloud!

 

Nelle ultime settimane abbiamo pubblicato una serie di articoli relativi ai principali supporti ancora in uso per l’archiviazione dei dati e la presunta durata della loro vita. Oggi, in questa parte finale della nostra serie, parleremo dei vantaggi e degli svantaggi del cloud, cercando di arrivare a una conclusione: qual è il supporto migliore per un’archiviazione a lungo termine. Ecco cosa troverete.

 

  • Il cloud può rappresentare una buona alternativa per lo storage dei backup più piccoli, ma per i grandi archivi presenta numerosi svantaggi: a seconda della velocità Internet potrebbe occorrere molto tempo per accedere ai file necessari, nell’eventualità di una causa o di altre questioni burocratiche. Talvolta troppo tempo… Pertanto, il cloud non è adeguato per l’archiviazione a lungo termine.
  • Da ciò che abbiamo osservato con il confronto tra i principali supporti di storage ancora oggi in uso, il nastro è il modo migliore per archiviare i dati per un periodo di tempo più lungo. Se intendete archiviare i dati per più di un decennio (e talvolta siete obbligati a farlo per più di 30 anni) andranno bene solo i nastri. Tuttavia, sarà saggio verificare e migrare i nastri dopo 5 o più anni, in modo da scongiurare una perdita di dati.

 

Il cloud come storage

Da un po’ di tempo il cloud è al centro dell’attenzione. Ma di cosa si tratta esattamente? Il cloud è un sinonimo del cloud computing che semplicemente significa che si utilizza Internet come un gateway per un service provider che offre diversi prodotti e servizi IT as a service. Per oltre un decennio, il produttore di software Adobe, per esempio, ha venduto i propri programmi di software grafica su DVD o come download, che gli utenti dovevano acquistare e installare sul proprio desktop o computer aziendale. Ora invece, da parecchi anni, Adobe ha modificato il modo di vendere i propri strumenti software: adesso è possibile utilizzare e installare un “piccolo” client software sul PC mentre l’applicazione reale risiede e opera in un data center di Adobe (o noleggiato da Adobe). Anche Microsoft, qualche anno fa, ha copiato questo approccio con la propria suite software Office nel cloud: Office 365. Questo concetto di offrire i servizi tramite Internet si chiama software-as-a-service (saas). Una delle prime società a utilizzare questo concetto di cloud è stata salesforce.com, che ha offerto per la prima volta nel 1999 il proprio software CRM completamente basato su Internet.

Non c’è da stupirsi del fatto che molte offerte di servizi basati sul cloud si sono diffuse per la prima volta sul mercato alla metà degli anni 2000. È successo quando la velocità di rete e di Internet è diventata molto più veloce negli Stati Uniti, senza bisogno di avere una costosa connessione Internet via cavo. Con connessioni Internet molto più veloci e più affidabili, tante offerte sono ora diventate una realtà: infrastructure-as-a-service, computing-as-a-service, data-center-as-a-service e molte altre ancora… Per dirla semplicemente, al giorno d’oggi quasi tutti i servizi IT necessari possono essere offerti e distribuiti tramite Internet.

Questo vale anche per lo storage dei dati. Con il cloud storage i consumatori e le aziende possono archiviare tutti i propri dati nel cloud. “Il cloud” in questo caso significa: spazio storage su determinati sistemi storage in un data center di un cloud storage service provider (o noleggiato da uno dei grandi operatori del mercato come Amazon, Microsoft, Google ecc.). I dati vengono conservati, gestiti, salvati in remoto e messi a disposizione degli utenti tramite Internet. Normalmente i cloud storage service provider applicano agli utenti una tariffa mensile a consumo. Anche se il costo per gigabyte è diminuito drasticamente negli ultimi anni, molti service provider addebitano costi aggiuntivi in relazione ai costi operativi, che possono quindi portare a una fattura mensile salata.

Anche se l’utilizzo del cloud per lo storage dei dati può essere vantaggioso per aziende e consumatori che vogliono semplicemente archiviare una quantità di dati gestibile presso un cloud storage provider, l’utilizzo di questo metodo per l’archiviazione di una grande quantità di dati o per un intero archivio non è una buona idea.

I problemi correlati all’utilizzo del cloud storage per un’archiviazione a lungo termine

Il problema principale in questo caso è la modalità di trasferimento di tutti i dati tramite Internet. Nella maggior parte dei casi l’utilizzo di Internet per il trasferimento dei dati è un’operazione ancora troppo lenta, pertanto richiederebbe probabilmente alcuni giorni, se non mesi o perfino anni per il completamento sul data center del cloud storage provider. Questo è il motivo per cui i service provider più grandi offrono un’altra soluzione per “trasferire” i dati al data center: utilizzano enormi mobile server di storage, switch e cavi di rete veloci per copiare i dati sui propri server on-site. Dopo aver copiato i dati, passano quindi al data center e copiano i dati sul sistema di storage. Tuttavia, con questo metodo si garantisce il passaggio dei dati al data center, ma non la possibilità del passaggio inverso. Pertanto, la rimozione dei dati archiviati è e sarà, dopo un paio d’anni, un’attività lunga e costosa.

Un altro problema con l’utilizzo del cloud storage potrebbe essere la perdita di dati. Anche se i provider sono affidabili per la sicurezza dei vostri dati, i data center sono gestiti da persone e le persone possono fare degli errori. Pertanto, anche quando offrono contratti di business in cui si afferma che la sicurezza è garantita, c’è sempre un’eccezione che conferma la regola. Lo stesso vale per l’accessibilità del servizio. Molti dei servizi offrono un tasso di accessibilità del 99,8%, ma ciò non significa che potete accedere ai vostri dati in qualsiasi momento. Come in qualsiasi data center, i server possono presentare dei problemi, per un errore umano o per un guasto software o hardware. A quel punto non è possibile accedere ai propri dati per molto tempo, come nel 2015, quando un problema relativo al cloud engine ha interessato per 70 minuti i client di Google. Cosa accade se ogni minuto è importante quando vi viene richiesto di cercare un file archiviato, per esempio per una causa legale? Se aspettate ore per scaricare tale file, potreste avere dei guai. Per non parlare delle perdite di dati! Negli ultimi anni, si sono verificate diverse perdite di dati nei data center. I data center non sono immuni dagli attacchi hacker e nel caso si verifichi un tale evento, potrebbe esserci la possibilità che vengano divulgati i dati sensibili dell’azienda.

Ancora un altro problema con il cloud. Nel caso di una perdita di dati causata da voi, per esempio se accidentalmente schiacciate il pulsante sbagliato, il recupero dei dati può essere una dura sfida. In questo caso, se si tratta dell’unica copia rimasta, dovrete farvi aiutare dal vostro service provider. Nel caso non riuscisse a recuperare tali dati, potete contattare un professionista del recupero dati come Ontrack Data Recovery, ma il service provider deve garantire l’accesso al sistema di storage specifico. In molti casi, tuttavia, questo sistema non archivia solo i vostri dati, ma anche quelli di molti altri clienti. In questa eventualità molti fornitori di storage non permettono ai provider dei servizi di data recovery di lavorare, perché hanno promesso agli altri clienti la sicurezza totale dei loro dati, garanzia che a quel punto può essere messa in discussione. Di conseguenza non avrete indietro i vostri file anche se è tecnicamente possibile recuperare i vostri dati.

Infine, un ulteriore rischio: il cloud storage è un metodo piuttosto nuovo di archiviazione dei dati. Non ci sono garanzie che il vostro cloud storage provider sarà operativo tra 10, 20 o più anni. Questo è il punto critico: ci sono già stati dei casi in cui i clienti dei servizi cloud hanno dovuto rimuovere i propri dati in un brevissimo lasso di tempo a causa delle modifiche nelle policy dei fornitori. Ciò può succedere in qualsiasi momento. E cosa accade se il fornitore di storage fallisce? Ci sono ancora molti altri scenari che hanno probabilità di avverarsi e pongono un rischio in relazione all’archiviazione dei dati nel cloud.

Conclusione: qual è il supporto di storage migliore per un’archiviazione a lungo termine?

In base alle considerazioni emerse in questo articolo e nei precedenti, ogni supporto di storage presenta vantaggi e svantaggi. Alcuni storage sono più economici di altri, ma non hanno una durata di vita molto lunga; altri invece potrebbero durare più a lungo, ma sono più costosi.

Tuttavia, da ciò che abbiamo visto negli ultimi articoli il miglior supporto di storage per l’archiviazione a lungo termine è il nastro! Ciò dipende dal fatto che vanta la durata di vita più lunga rispetto a tutti i supporti descritti ed è quindi adatto all’utilizzo per almeno 30 anni. Tutti gli altri supporti durano solo per 5-10 anni o anche meno e non sono pertanto sufficientemente affidabili per questo scopo. Inoltre, i dispositivi a nastro sono diventati molto più veloci anche se salvano ancora i dati in maniera lineare e in più la loro capacità è cresciuta nel corso degli anni. Se si confrontano gli HDD con il nastro, si nota chiaramente che il nastro, a parità di capacità, è anche più economico degli HDD e dura più a lungo.

Con l’introduzione del sistema Linear Tape File System (LTFS) per LTO 5 e seguenti, i nastri possono ora essere utilizzati come un disco rigido esterno e rendono ancora più semplice l’archiviazione e l’accesso ai file.  Se conservati in conformità con le linee guida dei produttori, in un luogo secco e in un determinato range di temperatura, non dovrebbero verificarsi problemi con i supporti.

Tuttavia, è saggio organizzarsi in anticipo per utilizzare i nastri per l’archiviazione. I nastri e il relativo hardware dovrebbero essere verificati di frequente. Inoltre, occorre pulire abbastanza spesso i nastri per evitarne l’usura meccanica. Anche se sui nastri è possibile archiviare i dati per lungo tempo, è opportuno prendere in considerazione la migrazione dei dati su una versione LTO più recente dopo 5-6 anni. In questo modo potete essere sicuri che sarà ancora possibile accedere ai dati dopo 20 anni, quando potrebbe esservi richiesto di trovare un determinato file.

Copyright immagine: Ontrack Data Recovery

Tradotto da Sara Michela Castiglioni

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